5 Dicembre 2020

Eppur la chiamano “ciclovia”…

Carissimi cittadini e followers di latusanniae.com siamo lieti di ritrovarvi qui per un nuovo articolo!
Oggi vorremmo sottoporre alla vostra attenzione alcune riflessioni sorte in seno al gruppo all’indomani dell’inaugurazione del collegamento ciclo-pedonale fra Latisana e Lignano.

Certi dell’attrattività che un progetto ben strutturato avrebbe potuto rappresentare per i turisti su due ruote, siamo rimasti delusi quando abbiamo constatato che niente di più è stato fatto che creare uno sterrato.
Una ciclovia è ben altro.
Latisana si affaccia impreparata su un settore, quello del cicloturismo, in continua crescita, brillante anche negli ultimi mesi nel rispondere alle esigenze di distanziamento e alla riscoperta di uno stile di vita più salutare a fronte dall’emergenza Coronavirus.

Fra turisti sportivi (cicloamatori agonisti) e viaggiatori che montano in sella per tutto il viaggio o per parte di esso, nel 2019 sono stati registrati 20,5 Milioni di pernottamenti in Italia e l’Isnart stima un aumento del 26% per l’anno corrente, intravedendo nei ciclo-viaggi un potenziale enorme nel rilancio dell’Italia post-Covid.

Una tendenza sana, che sostiene con una spesa pro-capite media di 73 Euro al giorno anche le località meno affollate e più rurali, con un approccio che si presta al turismo di prossimità.
Un tracciato sprovvisto di servizi è il biglietto da visita con cui oggi Latisana accoglie turisti che investirebbero su prodotti a km-zero e strutture ricettive locali.
Si stanno ignorando le risorse enormi derivanti dalla posizione geografica della nostra cittadina, al crocevia di una maglia di infrastrutture ciclabili già rinomate che collegano le principali città del Nord-Est e della Mitteleuropa.

Fra queste, non possiamo non citare l’Adriabike, la ciclovia dell’Alto Adriatico, un itinerario che ricalca l’arco suggestivo dell’Alto-Adriatico da Portoroz a Ravenna, toccando Venezia, Cavallino, Portogruaro -da qui, seguendo anche il Lemene, si ricollega al percorso per Caorle-, Lignano, Marano, Grado e Trieste.
Nel suo tratto di percorrenza fra Venezia-Lignano Sabbiadoro-Trieste la ciclovia si colloca al vertice delle più gettonate in Italia (43%) al pari della Ciclovia del Garda e davanti alla Ciclovia Tirrenica “Liguria-Toscana-Lazio” (29%) e alla Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese (29%, dati Isnart).

Imbarcando la bici sul traghetto estivo da Lignano a Grado si può pedalare per una settimana fino a Salisburgo: attraverso la Ciclovia Alpe-Adria si scoprono le perle del Friuli, fra cui Aquileia, Palmanova, Udine, Gemona, Venzone, Tarvisio.
Un esempio virtuoso è anche la Ciclovia Monaco-Venezia, a noi prossima non solo geograficamente, ma anche per affinità: da un lato l’affiancarsi a un percorso fluviale -si veda il tratto in corrispondenza del parco naturale del Sile-, dall’altro come tracciato che ha il suo culmine in una località di mare.

Pensiamo all’apporto di turisti che Latisana potrebbe garantirsi se fosse in grado di intercettare queste linfe vitali, smettendo di concepire il tratto comunale come un sistema a sé fine.
Un buon contributo potrebbe derivare da una campagna di promozione del percorso inserendolo nelle mappe dei tracciati che innervano il nostro territorio.
Ancor prima dei blog specializzati, il sito del Comune e della Pro Loco dovrebbero porre in assoluta evidenza le indicazioni su come raggiungere la nostra cittadina e le sue bellezze.
I siti comunali di città che del turismo hanno fatto una vocazione, quali Lignano Sabbiadoro, Grado, Bibione, Caorle, dedicano uno spazio ad hoc sugli itinerari ciclabili con informazioni approfondite e chiare anche per chi è forestiero.

Oltre al tema della promozione della ciclovia nell’ambito di un circuito ciclo-turistico più articolato, altre due suggestioni: una prima che parla ancora di sistemi in connessione e una seconda che scende di scala e analizza i dispositivi dei quali dovrebbe dotarsi un percorso dedicato alla mobilità attiva.
Al campo della prima suggestione afferiscono le situazioni “al contorno” rispetto alla ciclovia.
Più nello specifico, vogliamo fare riferimento all’intermodalità con i servizi di trasporto pubblico e a come l’intervento pubblico possa far fiorire iniziative da parte dei privati.
C’è ancora molto da fare in questa direzione, ma abbiamo voluto prendere nota di quanto è stato fatto nell’auspicio che si continui a incrementare i collegamenti.
Fra questi, il BiciBus è uno dei più interessanti: il servizio, attivato quest’Estate fino al 30 Agosto, garantiva tre coppie di corse giornaliere da Udine con tappa a Latisana e trasporto della bicicletta incluso nel biglietto.

Altra iniziativa estiva è il collegamento ferroviario diretto con Verona.
La città di Romeo e Giulietta è raggiunta dalla Ciclovia dell’Adige (da Merano a Verona), infrastruttura che fa scuola per efficacia di intermodalità fra treno, bus e bici.
Encomiabile è il caso della Val Venosta, che si è dotata di una flotta di treni conformati per agevolare l’alloggio delle bici, di stalli coperti e sicuri per le stesse in corrispondenza delle stazioni, di centri per il noleggio.
I vetri alti dei treni permettono di godere della visuale delle vette più spiccate: i mezzi si adeguano al paesaggio e sono parte attiva del percorso di scoperta dei territori.
Dove la linea ferroviaria non arriva sono disponibili bus-shuttle per il trasporto di bici e persone.
La BikemobilCard permette l’utilizzo assolutamente vantaggioso di autobus, treno e bicicletta a noleggio con validità in tutto l’Alto Adige.

La Regione ha investito e creduto fino in fondo al progetto con azioni mirate e concrete e il riscontro è stato oltre ogni aspettativa: oggi il Trentino Alto Adige vanta 3.256 km di percorsi cicloturistici e registra un impatto pari a 338 mila Euro per kilometro di percorso ciclabile, conta il 30% del totale di pernottamenti di cicloturisti in Italia e il 15% del movimento turistico mondiale.

Non solo treni e bus: per beneficiare appieno del nostro territorio è necessario valorizzare la vicinanza alla via fluviale.
Il primo passo per goderne è la predisposizione di approdi per le imbarcazioni.
Ne potranno derivare iniziative come quella (ottima) studiata ad hoc per garantire una continuità fra il percorso ciclabile di Bibione e Lignano attraverso un servizio di spola estivo sul tratto finale del Tagliamento.
La mobilitazione dei privati per accogliere il pubblico catturato con iniziativa del settore pubblico non tarda a giungere: l’Hotel Bella Venezia a Latisana ha già intravisto il potenziale dell’infrastruttura viaria e si è promosso con un’offerta valida fino al 31 Ottobre giocando la carta del collegamento ciclistico a Lignano per attrarre visitatori.
Molte altre attività potrebbero sorgere o rifiorire accogliendo chi vuole evitare il sovraffollamento delle località balneari e godere, al contempo, del mare e dell’entroterra.

Ma prima è indispensabile che cambino le prospettive di chi amministra il bene pubblico.
La ciclovia non è uno sterro, è un’infrastruttura vera e propria che necessita di spazi e attrezzature al pari di tutte le altre.

Di qui passiamo alla nostra ultima riflessione.
Pensiamo a un’autostrada: non si potrebbe considerare tale una semplice distesa d’asfalto, ma sfalcio delle erbe e manutenzione periodica devono essere la regola, bisogna garantire piazzole di sosta, presenza di benzinai e autogrill, incroci fra assi viari sicuri per i viaggiatori.
La mobilità attiva deve ottenere dignità pari a quella motorizzata.
Per questo serve un progetto per la ciclovia che preveda una cura particolare in tutti i suoi nodi.
Nei passaggi a livello deve essere possibile compiere in sicurezza l’attraversamento delle strade carrabili.

Oggi si notano spesso, ad esempio, ciclisti e pedoni che attraversano il ponte sul Tagliamento in prossimità di una curva con scarsa visibilità e il percorso alternativo non è segnalato con precisione.
Non consideriamoli “solo dettagli”: un progetto di qualità non può essere disegnato con gli occhi bendati.

Ci sono poi dei grandi assenti non giustificati, ove basterebbe poco per garantire un servizio di qualità: piazzole di sosta attrezzate, sedute, cestini per rifiuti, fontanelle per riempire borracce, trovare ristoro d’Estate e abbeverare gli animali da compagnia.
Non ci sono stalli per le bici, cartelli segnaletici a orientare il viaggiatore e segnalare i chilometri mancanti alle destinazioni principali e gli elementi di interesse, servizi per il noleggio, pompe fisse per il gonfiaggio delle ruote, punti di ricarica per bici elettriche.
Niente guide turistiche a cui affidare la trasmissione dei saperi legati al luogo che potrebbero ereditare dai conoscitori del territorio e dai nostri anziani.

Una ciclovia per noi non è una sola parola, ma un discorso completo, con la sua sintassi e il suo lessico vasto.
Dobbiamo proiettarci entro una visione in grado di leggere e tradurre il valore nel patrimonio naturale e storico del nostro territorio.
Si deve sviluppare una sensibilità nuova, svecchiarsi e smettere di pensare la città solo a servizio dell’auto e dell’asfalto.
La mobilità attiva ha delle specificità che non vanno ignorate o colte solo con superficialità.
Il viaggiatore su due ruote non può essere l’ospite che si deve accontentare.

Grazie per la vostra attenzione!

Maria Pernice

Maria Pernice

Ruolo: ASSEMBLEA DI LATUS ANNIAE
Nata a Cagliari nel 1997, vivo a Latisana dall'età di 10 anni. Una volta conseguito il Diploma di Maturità Classica al Liceo "XXV Aprile" di Portogruaro, ho continuato a coltivare la mia passione per la letteratura, la storia e l'attualità con la lettura, la partecipazione ad eventi culturali e la redazione di articoli giornalistici. La minuzia nell'osservazione del dettaglio di design e l'occhio aperto sulle città, mi hanno portato ad iscrivermi allo IUAV di Venezia, dove attualmente studio Architettura. Sono impegnata nel sociale come membro di un'organizzazione giovanile e, nel tempo libero, mi piace praticare sport all'aperto. Mi sono iscritta a Latus Anniae perché lo ritengo uno strumento valido ed efficace per dedicarmi alla comunità alla quale appartengo da ormai molti anni ed alla quale tengo moltissimo.

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