7 Maggio 2021

Anche tu puoi salvare le api selvatiche!

Salve carissimi concittadini e followers di latusanniae.com e bentornati nel nostro “nido” virtuale…e mai definizione fu più azzeccata.
Perché oggi vi propongo non solo un articolo, ma anche un’opportunità legata proprio alla parola “nido”, un termine che suscita sicuramente in tutti noi un senso di protezione, di coccola, di sentimenti positivi.

E sono proprio questi sentimenti che mi spingono a prendermi cura delle api selvatiche, un ramo dell’entomologia alla quale mi sono avvicinato grazie al mio compagno di avventura qui in foto (alla vostra sinistra), il Sig. Gabriele Stefani.
Una persona innamorata dell’ambiente e special modo delle api, esattamente come me che le allevo, e per le quali ha studiato ed imparato moltissimo nel corso degli anni, trasmettendomi tante delle sue straordinarie competenze.

Come vedete dall’immagine, alle nostre spalle ci sono delle postazioni installate, una abitata da circa 300 api (metà maschi e metà femmine) ed una vuota, la quale verrà colonizzata una volta riprodotte e così via con altre installazioni non ancora abitate.
Così si crea un circolo virtuoso, dove in ogni tubicino in bambù del nido, le femmine andranno a depositare continuando la loro opera.
Depositeranno un uovo, gli porteranno polline e nettare affinché possa nutrirsi e chiuderanno la prima camera, depositeranno il secondo uovo e nuovamente gli garantiranno sostentamento tramite polline e nettare e sigilleranno anche la seconda camera.
Così via fino al riempimento totale del tubicino, lungo circa 20 centimetri, nel quale mediamente albergano 15 maschi e 15 femmine (numero non preciso, decide l’ape in base alle esigenze dell’ecosistema nella quale vive).
L’insettino cosa farà?
Mangerà tutto il nutrimento che la madre gli avrà fatto trovare nella sua camera, al sicuro dall’esterno e si trasformerà in crisalide, una sorta di nuovo uovo, un bozzolo che noi andremo ad estrarre, disinfettare e mantenere a riparo dai parassiti.
Verranno rimesse in campo l’anno successivo per la propagazione e lo sviluppo delle api selvatiche.

Perché le api selvatiche e non quelle mellifere?
È presto detto.
In primo luogo rappresentano degli indici ecologici molto importanti poiché vivono solo in luoghi sani, quasi incontaminati e la loro esistenza si sviluppa in un raggio di circa 500 metri, a differenza delle mellifere che spaziano dai nidi anche per tre chilometri, quindi averle nelle proprie pertinenze è un termometro positivo di salubrità.
In questo corto raggio è importante, se si vogliono allevare le api selvatiche, coltivare diverse fioriture.

Un altro pregio delle api selvatiche è la loro natura quasi innocua, poiché essendo solitarie e non avendo una Regina da proteggere, non attaccheranno per prime ma solo eventualmente per difendersi.
Ricordatevi però che il pungiglione ce l’hanno…quindi sono buone ma serve comunque attenzione, nonostante siano docili e timide per natura.Infine diciamo che si tratta di animaletti un po’ “bistrattati” poiché non producono miele, ma sappiate che possiedono una capacità di impollinazione di ben 50 volte superiore alle colleghe mellifere…lavorano eccome per l’ambiente, solo che la loro opera sembra secondaria mentre invece risulta alla base della vita sul nostro pianeta.

Abbiamo scelto delle api selvatiche autoctone, un campione già presente nel territorio, a fronte di un ventaglio di oltre 17.000 diverse tipologie esistenti a disposizione, una scelta fatta per non compromettere gli equilibri del nostro ecosistema.
Chi vuole avvicinarsi all’apicoltura, anche urbana (quindi nei centri abitati), può informarsi sulle normative vigenti ma non dovrebbero esserci particolari restrizioni tant’è che alcuni Comuni hanno persino installato delle arnie nelle Scuole Materne e Primarie per mostrare ai bimbi come funziona questo meraviglioso mondo così importante per tutti noi.

Ma il titolo recita “anche tu puoi salvare le api selvatiche!”…ma come?
Facile, clicca QUI.
Si tratta della raccolta fondi che io e Gabriele Stefani abbiamo avviato ed i proventi vengono totalmente investiti in questo progetto.

Nidi pieni, nidi vuoti, femmine che vanno a colonizzare, uova nuove, crisalidi da reinserire l’anno successivo e così via.Un ciclo positivo per il quale servono terreno e colture giuste da seminare, intere aree verdi private e pubbliche nelle quali intendiamo installare queste postazioni create artigianalmente da noi, così da aumentare il numero delle api selvatiche e migliorare l’ambiente in cui viviamo grazie alla loro opera di impollinazione.

Ogni donazione viene utilizzata per questo progetto, e garantisce al donatore un diverso “premio” in base alla cifra elargita:
– 1 Euro: aiuterete la moltiplicazione delle api selvatiche;
– 3 Euro: ci permetterete di creare due nidi artigianali naturali;
– 5 Euro: ci permetterete di dedicare un metro quadrato alla collocazione dei nidi;
– 15 Euro: ci permetterete di dedicare un metro quadrato alla collocazione dei nidi e la piantumazione di un albero, o di una siepe o fiori per nutrire le api selvatiche;
– 35 Euro: vi invieremo a casa un nido artigianale vuoto per attirare le api selvatiche;
– 60 Euro: vi invieremo un nido pieno di crisalidi di api che usciranno l’anno successivo.

Ogni singolo Euro donato, è un Euro che andrà a finanziare un progetto di ripopolamento, sviluppo e protezione di questi esserini così importanti per gli equilibri della natura, ma prime vittime di pesticidi ed inquinamento.Lavoriamo per convertire alcune aree ora destinate all’agricoltura tradizionale, in veri e propri ambienti favorevoli per la vita delle api selvatiche, coltivandovi essenze, siepi, alberi e fioriture di loro gradimento.
Anche voi potete fare la vostra parte e vi invito a seguirci in questo grande sogno che, con tanta passione, sta diventando realtà.

Grazie per il tempo concessomi, vi esorto inoltre a continuare la vostra navigazione nel sito latusanniae.com per scoprire le innumerevoli iniziative della nostra lista civica, e sarei onorato voleste cliccare sul link della mia raccolta fondi (cliccate sulla parola “QUI” a metà testo).
Da San Quirino (PN) è tutto, buon proseguimento e saluti cordiali.

Walter Zamuner

Walter Zamuner

Ruolo: ASSEMBLEA DI LATUS ANNIAE
Classe 1983, nato a Pordenone, sono cresciuto a San Quirino (PN) dove risiedo e lavoro. Da sempre appassionato di agricoltura e ambiente, dopo il Diploma di Tecnico delle industrie meccaniche ho lavorato per due importanti aziende vitivinicole della zona. Dal 2011 imprenditore agricolo, il primo a coltivare zafferano in Fvg, titolare del marchio "Zafferano di San Quirino - Zafferano del Friuli", apicoltore e produttore biologico certificato di cereali e oleagginose. Ho frequentato Latisana per molti anni, ho avuto modo di conoscere e di seguire diversi progetti del nostro capogruppo Gianluca Galasso con il quale ho stretto amicizia anni fa, ed inoltre ho fatto parte a lungo di una band musicale locale. Ho scelto di far parte di Latus Anniae perché ho sempre ammirato l'operato di questo gruppo, inoltre credo di poter portare un aiuto con le mie competenze a questa lista civica ed a questa comunità.

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