23 Aprile 2024

Scampoli di vita: la storia di Umberto Buffon

Carissimi lettori e followers di latusanniae.com è un vero piacere ritrovarvi intenti a sfogliare le pagine virtuali del nostro sito.
In questo articolo abbiamo voluto incontrare nuovamente una cara amica e collaboratrice di Latus Anniae, ovvero “La Sartora” di Latisana, Donatella Buffon, con la quale abbiamo approfondito la storia di suo Nonno paterno partendo da lontano per giungere fino ad oggi grazie ad un abito, da un tessuto, uno scampolo di vita da raccontare.
Buona lettura!

GG: “Donatella, ben ritrovata!”

DB: “Eccoci Gianluca, pronti per una nuova intervista, ormai ci sto facendo il callo!”

GG: “Voglio ringraziarti per aver aperto il cassetto dei ricordi di famiglia, non è da tutti…
Partiamo dal principio per comprendere il finale: parlaci di tuo Nonno Berto.

DB: “Con molto piacere!
Berto Buffon, all’Anagrafe Umberto, nasce nel 1933 a Latisana e cresce in Via Tagliamento a pochi passi dal fiume.
Immaginerai che ovviamente sia stato obbligato a vestire i panni del piccolo Balilla ed abbia visto sfilare il Duce, venuto ad inaugurare la cittadina produttiva di Tor Viscosa.
Unico figlio maschio in famiglia rimane orfano di padre a dieci anni.
Come tutta la sua generazione ha vissuto l’orrore della Seconda Guerra Mondiale e subito i bombardamenti che la nostra zona ricorda con dolore, tra i quali i vari tentativi di colpire i ponti che ci collegano al vicino Veneto.
Narra la leggenda che, in preda al terrore per lo scoppio degli ordigni caduti dal cielo, corse a piedi da Sabbionera fino a Pertegada e là venne recuperato dall’unica sorella, mia Zia Maria.

GG: “Beh, il fisico non gli mancava di certo!”

DB: “No anzi, e nemmeno la testa, tant’è che riuscì a conseguire la 5^ Elementare che per l’epoca non era cosa da poco ed ha dapprima lavorato come meccanico di biciclette e motorini per poi frequentare l’avviamento al lavoro come muratore.
Negli Anni ’50 entra a lavorare in una ditta francese e nel 1955 conobbe a Parigi la donna che sposò (1957), mia Nonna Marta (originaria delle valli del Natisone), con la quale mise al mondo nel 1958 mio padre e nel 1966 mia zia.
Lei però nacque in Italia dopo un’esperienza fugace in Svizzera, cominciata dalla loro famiglia nel 1962 e durata ben poco.

GG: “La mappa comincia ad aumentare in termini di luoghi toccati e chilometri percorsi…”

DB: “E non hai ancora visto nulla!
A Lucerna mia Nonna ricama i celeberrimi “pizzi San Gallo” mentre mio Nonno continua nell’edilizia come muratore.
Tutto sembrava filare liscio ma dopo sei mesi dall’inizio della loro nuova vita in Svizzera, vennero cacciati poiché mio padre di soli quattro anni risultava essere uno dei celeberrimi “bambini nascosti”.

GG: “I figli dei lavoratori stranieri, i quali non potevano risiedere regolarmente in Svizzera e dovevano vivere questa assurda clandestinità sebbene fossero in casa dei loro genitori, lavoratori in regola ed estremamente utili nel sistema produttivo elvetico.
Sbaglio?”

DB: “No anzi, tutto tristemente corretto, la Svizzera voleva solo i lavoratori, delle loro famiglie si disinteressava ed anzi, non dovevano essere presenti nel territorio nazionale.
Un abominio trattato molto approfonditamente da un documentario RAI dal titolo ‘Non far rumore’ che consiglio a tutti di vedere (clicca QUI).”

GG: “Per certi versi il nostro Paese è messo male così, solo che sessant’anni dopo il che è ancora più avvilente.
Basti pensare ad un’intera generazione nata e cresciuta in Italia ma privata della cittadinanza sempre che non si tratti di campioni nello sport, in quel caso tornano utili allo Stato e li si regolarizza.
Quindi tuo padre viene cacciato a soli quattro anni…”

DB: “Sì, inizialmente va a vivere con i parenti di sua madre nell’Alto Friuli, poi l’intera famiglia si trasferisce e torna in Italia (a Latisana) nel 1963.
L’anno successivo mio Nonno parte per il suo primo incarico di lavoro in Africa, ecco perché ti avevo detto che non avevi ancora visto nulla riguardo luoghi e chilometri percorsi!
Tra i suoi compagni di viaggio e lavoro c’erano anche altri latisanesi, alcuni di loro ancora vivi e testimoni di quell’esperienza che per lui si concluse alla fine del 1965 per poi riprendere in una seconda occasione da poco dopo il Natale 1967.
Nel frattempo, qui in Italia, lavorò per ITALVIA, un’azienda che posò gli acquedotti da Codroipo a Lignano Sabbiadoro.”

GG: “Un incarico sicuramente probante ma meno rischioso dell’Africa di quegli anni…”

DB: “Sicuramente, visto che nel primo periodo laggiù si trovò a lavorare ad esempio a pochi chilometri da una tribù Masai che aveva appena ucciso (e si dice anche fagocitato) alcuni missionari e suore impegnati nella loro zona.
Nella seconda esperienza, conclusasi nei primi Anni ’70, è invece capocantiere con un centinaio di operai da gestire, per una ditta che posava strade e caditoie, ed è in quell’occasione che viene catturato da dei mercenari i quali lo terranno in sequestro per sei mesi, durante i quali nessuno ha più avuto notizie di lui.
Fortunatamente alcuni dei mercenari erano sia ‘local‘ (pertanto lo conoscevano, visto che gli capitava spesso di dormire e mangiare con le tribù del posto) sia nostri conterranei e fecero sapere alla famiglia qui a Sabbionera che mio Nonno era ancora vivo e sarebbe tornato a casa, tramite i missionari locali che contattarono il nostro parroco dell’epoca, Don Lionello.”

GG: “Incredibile, una storia intrisa di avventura ma chissà che spavento!”

DB: “Situazioni simili erano all’ordine del giorno in quelle zone, come anche il contagio da malaria, difficoltà nella comunicazione, nei trasporti, con il reperimento del materiale, tutte difficoltà lasciate alle spalle a fine Anni ’70 quando il buon Nonno Berto decise di non fare più ritorno nel triangolo Rwanda, Burundi e Zaire (ora Repubblica Democratica del Congo) e di proseguire con la sua attività di muratore come pendolare tra Latisana e Trieste fino alla pensione.”

GG: “Sicuramente una tratta più agevole e meno intrisa di imprevisti!
Sono certo che, a fronte di tante asperità e pericoli, tuo Nonno abbia vissuto anche diversi momenti conviviali e dall’enorme spessore umano durante i suoi anni di lavoro in Africa.”

DB: “Assolutamente sì, come ti dicevo era abituato a convivere pacificamente con le popolazioni locali andando anche a mangiare e dormire assieme ai membri delle tribù.
Da lì infatti ha portato a Latisana una serie di oggetti, regali e stoffe che tuttora custodiamo con amore nel suo ricordo.”

GG: “Ed è qui che ti volevo, perché a me piacciono le storie che partono dalla fine.
In occasione della mostra che abbiamo allestito a marzo 2023 presso la nostra sede in Piazza Giuseppe Garibaldi 20 a Latisana, nella vetrina a te dedicata hai esposto un meraviglioso abito verde che hai confezionato con le tue mani.
Quella stoffa, se non sbaglio, non è solo ricca di colori ma anche di storia e diverse miglia percorse alle spalle…”

DB: “Dici bene, si tratta di una stoffa che abbiamo trovato nel baule che contiene i ricordi africani nella casa di mio Nonno Berto, dopo la sua dipartita.
Mi sono subito innamorata di questo oggetto così vero, così vivo, colorato, pieno di storia tra le sue trame e così ho voluto farne un abito che, concedetemelo, sfoggio con un certo orgoglio visto tutto ciò che rappresenta per me e la mia famiglia.”

GG: “Fai bene, oltre alla tua arte c’è tanto di vostro, tanto di Nonno Berto…non è solo un abito, sono scampoli di vita, di un’esistenza vissuta appieno.”

DB: “Vero, una vita di sacrifici per dare una casa, un piatto ed un’istruzione ai suoi due figli.
Ringrazio te e tutta Latus Anniae per avermi dato modo di ricordarlo tramite questa intervista!”

GG: “Siamo noi a ringraziare te per averci donato questa storia, rendendoci partecipi e dandomi modo di raccontarla.
Quindi alla prossima intervista, Donatella!”

DB: “Sicuro, il mio numero ce l’hai!”

(se volete leggere l’intervista a Donatella Buffon relativa alla sua attività artigianale, cliccate QUI)

Gianluca Galasso

Ruolo: CAPOGRUPPO CONSILIARE DI LATUS ANNIAE
Cresciuto a pane e politica nel nucleo famigliare di origine, fin da giovane mi sono impegnato nel sociale elargendo parte del mio tempo libero al volontariato ed a iniziative benefiche. Cinque anni in un gruppo privato di Protezione Civile, dodici mesi in Aeronautica Militare, svariati mestieri ed esperienze personali, fanno di me l'uomo che sono oggi. Ottengo a Maggio 2003 il Diploma in Vigilanza armata, qualifica professionale rilasciata dal Ministero della Difesa. Orgogliosamente operaio e ghostwriter, marito e padre di famiglia, fondo Latus Anniae a fine Marzo 2016 e tuttora la coordino, con l'intento di garantire il mio apporto civico e sociale alla comunità della quale faccio parte e che amo, tramite un gruppo apartitico e totalmente autofinanziato, composto da persone corrette e competenti delle quali vado fiero. Candidato Sindaco nel 2021, dopo aver ottenuto il 7,56% delle preferenze sono diventato il Capogruppo consiliare di Latus Anniae in minoranza, ruolo al quale si aggiungono le nomine in Commissione Statuto e nella Commissione Elettorale del Comune di Latisana. Nel 2023 partecipo alle Elezioni Regionali in FVG come candidato nella circoscrizione di Udine nella lista di riferimento del candidato Presidente Massimo Moretuzzo, ovvero "Patto per l'Autonomia - Civica FVG".

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