18 Giugno 2024

Panificio Giulio, una questione di famiglia…

Carissimi followers di latusanniae.com è un piacere riaprire i battenti della nostra piattaforma virtuale dopo alcune settimane di inattività, e per farlo come si conviene, abbiamo optato per una delle tematiche che preferiamo pubblicare: un’intervista!
Come sempre vi racconteremo una storia di vita, di una famiglia latisanese conosciuta ed apprezzata, la quale da tre generazioni prosegue nell’azienda familiare tramandando il sapere da padre in figlio.
Vi stiamo parlando della Famiglia Giulio, titolare del Panificio Giulio (clicca QUI)!
Abbiamo incontrato uno dei due soci attualmente in attività, Marco Giulio, il quale si è messo a disposizione del nostro Capogruppo consiliare Gianluca Galasso per rispondere alle sue domande…buona lettura!

G: Buongiorno Marco, grazie per aver aderito a questa nostra iniziativa!

M: Buongiorno Gianluca, figurati anzi…grazie a voi per lo spazio concessomi nel vostro sito ufficiale!
Da dove cominciamo?

G: Come ogni storia che si rispetti, dall’inizio.
Chi ha avviato l’attività di famiglia e circa in che periodo storico?

M: Devi sapere che mio nonno lavorava nel Forno Comunale (Cannellotto) qui a Latisana dove decise di mettere radici e trasferirsi da Rivignano nel lontano 1946.
In seguito il panificio si spostò prima presso l’ex-Punto Pausa (ed ex-Casa del Caffè per i nostalgici, ndr) in Piazza Garibaldi, successivamente fece qualche ulteriore passettino fino a raggiungere l’ubicazione attuale, in Piazza Duomo o meglio…nella borgata “drio cesa”, ci teniamo alla tradizione.

G: Si parla di molti anni fa, l’attività della tua famiglia è della stessa Classe della Repubblica.
E si parla anche di una bella storia di famiglia, la quale ha trovato casa e lavoro nel nostro Comune…

M: Sì effettivamente anche la casa oltre che i locali dell’azienda, visto che inizialmente mio nonno acquisì solo la parte frontale dell’edificio dove tuttora si trova il panificio, ma dopo poco tempo fece sua anche la parte posteriore nonostante al padrone dei muri giunse un’offerta di gran lunga superiore…ma ai tempi bastava una stretta di mano, una parola d’onore tra uomini, tant’è che il titolare rifiutò poiché aveva già promesso quegli spazi alla mia famiglia.
Un signore.

G: Uomini di un tempo, sta a noi impegnarci per non farli rimpiangere.
E a proposito di usanze di una volta, tuo nonno ebbe dei figli ai quali trasmettere il mestiere…

M: Prima una figlia e poi due maschi, mio padre e mio zio Paolo con il quale tuttora gestisco l’attività.
Sono nato nel 1981 e fin da bambino mi hanno abituato, ma senza forzarmi, a comprendere quanto fosse importante apprendere un mestiere, seppur sacrificante, cogliendo la fortuna di avere chi in casa può tramandartelo…è un’assicurazione sulla vita, è un’occasione per non rimanere mai “a piedi”.

G: Tu quindi hai sempre pensato che un giorno l’azienda potesse diventare tua?

M: In famiglia non si fanno calcoli, io ho sempre pensato a darmi da fare mettendomi a disposizione fin da piccolo, ispirato soprattutto dall’amore incondizionato verso il mestiere che vedevo trasparire dagli occhi e dalle mani di mio padre e di mio nonno.
Persone che sorridono mentre impastano…non serve aggiungere altro.

G: Commovente davvero!
Avrai centinaia di ricordi di infanzia legati all’attività di famiglia…

M: Innumerevoli, uno in particolare mi fa sempre piacere quando torna alla mente: ricordo che la sera scendevo in laboratorio a preparare i pre-impasti con mio nonno, un metodo di lavoro diverso da quello attuale.
Poi crescendo ho imparato qualche trucco del mestiere, affinato le tecniche e durante il percorso di studi (presso l’ISIS “Enrico Mattei” di Latisana) ho continuato a “fare la stagione” in Estate sempre in bottega.

G: Da dipendente a titolare: quando e come è successo?

M: Nella più tradizionale delle storie di famiglia, mio padre (il mitico “Ciano”, ndr) è andato in pensione anche se la sua presenza fondamentale rimane costante, ed io ho rilevato le sue quote diventando a tutti gli effetti socio di mio zio Paolo.
A quest’ultimo devo molto, poiché si è fidato fin da subito a lasciarmi totalmente carta bianca rispetto all’innovazione da apportare all’azienda.
Ho scoperto non solo un socio onesto ma anche un uomo dalla mentalità estremamente aperta al cambiamento, conscio del fatto che se pretendiamo di lavorare e commerciare come si faceva negli Anni ’80, chiudiamo tutti baracca.

G: Quali azioni hai intrapreso per rinnovare il tuo panificio?

M: Sono convinto che innovazione e tradizione possano coesistere, tant’è che mi sono dedicato allo studio sia teorico che pratico relativo alle produzioni antiche, alla gestione del lievito madre e per raggiungere un certo livello di conoscenza ho frequentato diversi corsi professionali organizzati da Maestri di caratura nazionale ed internazionale.
Inoltre mi sono specializzato nella produzione di panettoni artigianali.

G: E sono buonissimi, posso garantirlo.
Anche per quel prodotto in particolare hai dovuto studiare e provare parecchio, immagino…

M: Tanto ma tanto lavoro, studio, tentativi ma alla fine sono arrivato a quello che ritengo un prodotto qualitativamente alto, senza però chiudermi nella presunzione di crederlo perfetto, anzi.
Nel contest nazionale dedicato, sono arrivato al 52esimo in Italia ottenendo diversi feedback migliorativi dai colleghi con i quali ho avuto modo di confrontarmi.
Sono occasioni di crescita da cogliere per chi vuole migliorarsi continuamente.

G: Avrai ottenuto sicuramente diversi riconoscimenti in questi anni…

M: Nel 2020 la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ci ha insignito del titolo di “Bottega Scuola”, per la valorizzazione e crescita del mestiere dell’artigiano e da quel momento siamo stati abilitati anche alla formazione teorica e pratica di nuovi panettieri.
Un motivo di orgoglio enorme…
Poi nel 2021 la Camera di Commercio mi ha conferito il titolo di Maestro Artigiano (panettiere ovviamente) e siamo entrati come azienda nel circuito regionale “IOSONOFVG” (clicca QUI), grazie al fatto che garantiamo sostenibilità e lotta allo spreco alimentare nel nostro operato.

G: Lotta allo spreco alimentare che è anche uno degli obbiettivi primari di Latus Anniae (clicca QUI), a breve presenteremo un grande progetto a riguardo.
So che ci tieni particolarmente anche tu, al punto da aver aderito all’iniziativa “TooGoodToGo” (clicca QUI).

M: Esattamente, è una possibilità concreta tramite la quale evitare di buttar via cibo fresco ed ancora fruibile, limando verso lo zero l’invenduto e ricavando qualche introito anche da ciò che sembrava destinato al bidone nonostante non lo meritasse.
Siamo ancora in pochi, troppo pochi ad aver aderito e consiglio a tutti i commercianti di adottare questa strategia dai molteplici risvolti positivi per tutti.

G: Difficile riuscire ad uscire da certe dinamiche ormai fossilizzate…

M: Prima o poi si arriverà ad una rete di commercianti come la sogno io, l’unico modo per rimanere tutti a galla è collaborare come sto facendo ad esempio con “la Vinoteca” e la Gelateria da Pippo, entrambe in Piazza Indipendenza a Latisana.
Ma non siamo gli unici a cominciare vere e proprie collaborazioni, si sta muovendo qualcosa di importante da alcuni anni…tanta strada c’è ancora da fare ma sono fiducioso.
Anche perché credo fortemente nel paese, nonostante i concorsi nazionali, i titoli professionali conseguiti e la produzione di panettoni artigianali sulla quale mi sto concentrando molto essendo il nostro prodotto di punta, rimango pur sempre uno dei panettieri del paese, do il pane alla piazza e la piazza lo dà a me, la mia è orgogliosamente una bottega di paese.

G: Sani valori che condivido in pieno.
Sei molto attivo, non sembri del tutto appagato…coltivi qualche progetto per il futuro?

M: Mi piacerebbe riattivare i corsi di panificazione per i cittadini, laboratori che prima della pandemia avevano preso piede e piacevano alla gente.
Inoltre vorrei proporre una sorta di “Notte Bianca” a Latisana come l’ho vissuta in prima persona a Gemona del Friuli.
Ricordo ancora le attività commerciali aperte, festa e musica fino a tardi, laboratori coinvolgenti per la gente…impastammo pane e brioches, sfornammo il tutto alle 4 di mattina per poi fare colazione tutti assieme.
Veramente una bella esperienza.
Ritengo inoltre ci vogliano più attività per i bambini e gli adolescenti, le famiglie sono il cuore pulsante della nostra economia.

G: A proposito di bimbi…tu ne hai due stupendi, il secondo da pochissimo tempo.
Se ti dicessero di voler seguire le tue orme, glielo consiglieresti o no?

M: Il nostro mestiere è sacrificante, ma nel tempo si è innovato ed il metodo di lavoro non è certamente quello che adottava mio nonno.
Rimane una vita un po’ dura, ma sicuramente migliore di quella dei miei predecessori e sono certo che grazie al progresso, tra vent’anni sarà ancora meglio.
Pertanto non spingo e non fomento i miei figli, special modo Gioele (il primogenito, ndr) che mi dice spesso di voler lavorare in bottega, specificando però “solo di mattina”…io e mia moglie ridiamo, ma di base c’è una piccola grande verità: se mi seguisse, se volesse fare ciò che faccio io e mio padre prima di me, e suo padre prima di lui…beh, ne sarei orgoglioso e non lo fermerei di certo.

G: Marco ti ringrazio a nome di tutta Latus Anniae per aver condiviso con noi e tutti i nostri lettori una storia di famiglia così intensa, così intima ma allo stesso tempo così appartenente a tutti noi latisanesi!

M: Grazie a voi per avermene dato modo, buon lavoro anche a voi ed un saluto a chiunque leggerà questa intervista!

(in foto, Marco Giulio)