18 Giugno 2021

Inclusione sociale: un Comune in comune

Carissimi followers di Latus Anniae, il contenuto dell’articolo di oggi raccoglie una serie di suggerimenti che una giovane insegnante di Scuola Primaria, con cura e precisione, ci ha sottoposto attorno al tema dell’accessibilità ai servizi pubblici
per i cittadini stranieri
.

Al lettore nativo latisanese suggeriamo di non interrompere la lettura sin da questo principio: ci rivolgeremo, infatti, anche a tutti coloro i quali operano nel contesto istituzionale e, in particolare, nell’ambito scolastico.

Una prima considerazione riguarda il fatto che i servizi per i cittadini ci siano ma che, come spesso accade, non se ne venga a conoscenza.
Per far fronte al difetto d’informazione, è nato il portale www.integrazionemigranti.gov.it.
Organizzato in aree tematiche (casa, lavoro, lingua italiana, salute, minori stranieri…), il sito presenta per Regioni, Province e Comuni i servizi a disposizione del cittadino.
Se si necessita di un certificato di lingua italiana per acquisire la cittadinanza o avviare la propria carriera lavorativa, qui è possibile trovare il centro dedicato più vicino.
Sono inoltre presenti strumenti come banche dati sull’immigrazione, indicazioni per il personale scolastico e guide multilingua su temi come la prevenzione alla salute (libretto della salute della mamma, lotta al cancro…), la casa, la banca, il lavoro.

Un’altra piattaforma che si fa prossima agli stranieri e offre consulenza a distanza anche agli insegnanti è www.centrocome.it, all’interno del quale sono riportate le linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri.

Una buona pratica nell’ambito dell’informazione digitale ci deriva anche dai siti di grandi Comuni, come il sito del Comune di Milano, disponibile in ben nove lingue, oltre all’italiano.
Similmente, anche il Comune di Latisana potrebbe proporre il proprio sito in altre lingue come l’inglese e il tedesco, vista l’importanza di quest’ultima a livello lavorativo e turistico nel nostro territorio, ed in altri idiomi usati dalle tante persone non autoctone presenti nel nostro tessuto sociale.
Non dimentichiamo che è da questa piattaforma che vengono veicolate buona parte delle informazioni per i servizi al cittadino, bandi, avvisi, moduli.
È la “porta virtuale” di accesso al Comune, pertanto deve risultare comprensibile per tutti.

Altra soglia fondamentale nell’ottica dell’accoglienza è quella di accesso alla scuola.
È un piccolo mondo all’interno del quale si può fare la differenza per i bambini e per le loro famiglie, locali e alloctone. Ritornando in terra milanese, prendiamo in prestito un’altra buona pratica.
Le scuole d’infanzia del capoluogo lombardo, da anni richiamano fra i banchi di scuola i parenti dei bambini a raccontare le fiabe della propria tradizione, ascoltando non solo voci d’altri Paesi, ma anche le sfumature delle lingue e dei dialetti della nostra penisola.

Oltre al proficuo incrocio fra culture, si mira a un secondo obiettivo: la sensibilizzazione dei genitori stranieri a continuare a parlare in casa la lingua madre (o un dialetto), o lingua degli affetti.
In tal modo si scongiura il rischio che il bambino assuma forme erronee dell’italiano nel caso in cui anche i genitori non l’abbiano perfettamente appreso da un lato, dall’altro c’è un vantaggio per i bambini che crescono, così, bilingue.
Il bilinguismo aiuta, infatti, a migliorare le capacità cognitive proprio nella fase dello sviluppo e garantire maggiori sbocchi lavorativi un domani.

Anche la biblioteca può essere un centro di riferimento e di supporto, se plurilingue anch’essa: potrebbe dotarsi infatti di libri in lingue e dialetti stranieri.
Dalla Spagna viene un ulteriore buon esempio.
Nelle scuole viene dato un supporto psicologico per i bisogni socio-emotivi dei bambini, con un focus sui migranti.
Un’indicazione in merito alla necessità di dare spazio all’assistenza di bambini con disagi psicologici all’interno della scuola è presente anche nella normativa italiana.
Il problema è che talvolta non è recepita come dovrebbe, e il bambino che è rimasto indietro vede crescere davanti a sé la distanza dai compagni, anziché poter celebrare con loro la vittoria di una staffetta.
Lo stesso vale anche per i “grandi”, quando qualcuno viene lasciato indietro.
Pensiamoci su.

Grazie per il vostro tempo, buon proseguimento in latusanniae.com.

Maria Pernice

Ruolo: ASSEMBLEA DI LATUS ANNIAE
Nata a Cagliari nel 1997, vivo a Latisana dall'età di 10 anni. Una volta conseguito il Diploma di Maturità Classica al Liceo "XXV Aprile" di Portogruaro, ho continuato a coltivare la mia passione per la letteratura, la storia e l'attualità con la lettura, la partecipazione ad eventi culturali e la redazione di articoli giornalistici. La minuzia nell'osservazione del dettaglio di design e l'occhio aperto sulle città, mi hanno portato ad iscrivermi allo IUAV di Venezia, dove attualmente studio Architettura. Sono impegnata nel sociale come membro di un'organizzazione giovanile e, nel tempo libero, mi piace praticare sport all'aperto. Mi sono iscritta a Latus Anniae perché lo ritengo uno strumento valido ed efficace per dedicarmi alla comunità alla quale appartengo da ormai molti anni ed alla quale tengo moltissimo.

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